Analizzando i costi nascosti delle bollette è possibile risparmiare notevolmente sulle spese: bisogna prestare molta attenzione a questi dettagli per non cadere in trappola.
Il carovita è un problema che si fa sentire in molti ambiti della vita quotidiana. A pesare particolarmente sulle spalle degli italiani sono le bollette, soggette ad essere variabili sulla base di diversi fattori. Soltanto negli ultimi anni hanno influito sugli aumenti dei costi la pandemia da Covid, i conflitti internazionali e l’inflazione.

Una situazione a cui alcune compagnie italiane, oggi in minoranza, scelgono di far fronte proponendo ai consumatori la possibilità di aderire ad una tariffa flat. Si parla dunque di un’offerta a prezzo fisso sulle bollette di luce e gas, per le quali viene garantito un costo invariabile per la durata di un periodo prestabilito.
Questo spazia in genere tra i 12 e i 24 mesi. L’ammontare del pagamento tuttavia, viene accordato sulla base delle specifiche condizioni in cui versa il mercato nel momento in cui il contratto viene sottoscritto. É da considerare dunque, che questa opzione potrebbe non essere effettivamente vantaggiosa in ogni caso.
Qualora i costi delle energie dovessero abbassarsi, gli utenti che hanno aderito alla tariffa flat potrebbero al contrario, ritrovarsi con una spesa più elevata rispetto a chi ha optato per le classiche bollette a prezzo variabile. A trarre in inganno potrebbero intervenire in più, delle condizioni poco trasparenti.
Cosa si rischia con la tariffa flat: come evitare brutte sorprese
Per chi è abituato a produrre consumi considerevoli in quanto ad energia e gas, la tariffa a prezzo fisso potrebbe apparire un’opzione allettante. É sempre bene tenere a mente tuttavia, diverse condizioni che potrebbero rendere questa tipologia di contratto meno vantaggiosa di quanto ci si aspetta.

In alcune particolari situazioni, come nel caso di aumenti di prezzo o crisi energetiche, i fornitori potrebbero provvedere a modificare gli accordi in modo unilaterale, al fine di evitare fallimenti. Come stabilito dall’Arera dall’1 gennaio 2025, le eventuali variazioni però devono essere comunicate ai consumatori con un anticipo di tre mesi in forma scritta.
Non è raro tuttavia, incappare nella trappola del rinnovo automatico. Questo viene spesso comunicato con un preavviso minore, al quale non tutti prestano attenzione. La conseguenza sarà ritrovarsi con tariffe meno vantaggiose rispetto a quelle iniziali senza avere il tempo di valutare un ipotetico cambio di fornitore.
Qualora si fosse interessati a recedere il contratto anticipatamente è bene tenere presente che è possibile andare incontro a penali. A regolamentare questo aspetto è intervenuta nuovamente l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, che ha stabilito che può essere applicato un onere da assolvere nel caso specifico dell’energia elettrica.
L’offerta deve essere molto chiara nel contratto, all’interno del quale deve comparire la cifra della penale nel caso di recesso anticipato. Insieme a questa deve inoltre essere specificato il prezzo stabilito per il pagamento fisso e la durata determinata di validità. Queste informazioni consentiranno all’utente di valutare al meglio ogni aspetto di questo servizio.